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30 dicembre 2007

BUON ANNO A TUTTI VOI !!!

L'immagine “http://www.mantovaninelmondo.com/Associazione/notizie/2007/PresidenteNapolitano.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Sarà tutto pronto anche quest’anno.
Stesso studio, stesso scenario, e fondamentalmente stesso discorso.
Quelle sulle riforme istituzionali che servono a migliorare il Paese.

Eterne promesse da marinaio? Peggio, i naviganti almeno sono
finiti nei proverbi. Noi neanche.
Siamo finiti nel catalogo dei figli e dei fidanzati che promettono in casa e alle morose che
“il prossimo anno sarò… farò… vedrai che…”

Giorgio Napolitano imposterà il suo discorso sul dialogo che
maggioranza e opposizione devono ritrovare per migliorare le istituzioni, a partire dalla legge elettorale. I temi della sicurezza del lavoro, ambientali, della sicurezza, dell’economia, della politica internazionale saranno tutti doverosamente toccati.

Ma come? Con il Concetto di Nazione a mò di feticcio presso il quale (far) attaccare cappello anche a chi in valori accettabilissimi, ma distinti a distanti da altri; o come un Ideale vero? Qualcosa in cui potersi riconoscere tutti, indistintamente dal sesso, etnia, credo politico e religioso?

Ci spero davvero.
Perchè questo Concetto sia fatto per durare
non solo lo
spazio di un discorso televisivo.

Ma sia per Noi Tutti un vero Dato di Partenza.

Un Dato Oggettivo ed Emozionale.

Che non debba solo trovare nel mito della
Patria il suo
approdo.
Ma quella spinta orgogliosa che possa far
evolvere il Paese.

Si ricorderà nel 60^ anniversario della promulgazione della
nostra Costituzione il valore di essa per noi; ma che non la si veda fresca d’inchiostro. Non è vero e non si farebbe onore a chi l’ha scritta.

Perché non voglio pensare che, da De Gasperi a Togliatti, da Valiani a Nenni, tutti i costituenti pensassero che essa fosse immutabile; ma potesse essere il punto di partenza e non di arrivo del nostro progresso nei tempi.

LO STONATO per scaramanzia (almeno per me ha funzionato) promette la minor quantità di errori e il maggior impegno per le idee a cui tiene. E, sempre per scaramanzia, maggiori opportunità per tutti, pari alla felicità che ciascuno si augura.

BUON ANNO A TUTTI VOI !!!

http://gcanc.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/tifoso.jpg


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20 dicembre 2007

Grazie di cuore a tutti voi.

Ho ripreso il mio blog il pomeriggio del 31 maggio 2007.
Aveva 1.492 visite.

Ora è piena notte del 20 dicembre 2007.
Ha 11.492 visite.

Grazie di cuore a tutti voi.

LO STONATO


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permalink | inviato da lostonato il 20/12/2007 alle 23:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (47) | Versione per la stampa

19 dicembre 2007

Ancora stragi sul lavoro...

INCENDIO THYSSEN:
MORTO IL SESTO OPERAIO.
E MORTI ALTRI 5 OPERAI
TRA ALESSANDRIA,
VENEZIA, ROMA,
VIGNOLA E MELFI.
QUESTA E' STRAGE.

  
 
 
  

Sale ancora il bilancio dell'incidente
all'acciaieria torinese:
non ce la fa il 26enne
ricoverato a Genova.
Tensione ai funerali di Rocco Marzo,
contestati i dirigenti dell'azienda.


GENOVA - È morto Rosario Rodinò,
l'operaio di 26 anni rimasto gravemente
ferito nell'incendio scoppiato all'acciaieria
ThyssenKrupp di Torino e ricoverato
presso il reparto grandi ustionati
dell'ospedale Villa Scassi di Genova. 
A darne notizia è la direzione sanitaria
del nosocomio. Sale dunque a sei il
bilancio delle vittime
dell'
incidente avvenuto nella
notte tra il 5 e il 6 dicembre

che ha riportato di attualità
il tema delle morti sui luoghi di lavoro.

«MANI SPORCHE DI SANGUE» -
Nel frattempo, oggi, a Torino,
nella parrocchia di San Giovanni Maria Vianney
nella zona di Mirafiori sud,
il cardinale Severino Poletto
ha celebrato i funerali di Rocco Marzo,
un altro dei lavoratori rimasti
coinvolti nell'incidente della Thyssen.
Ci sono stati momenti di tensione
alla cerimonia. Ciro Argentino,
sindacalista della Fiom e compagno
di lavoro delle vittime, ha stracciato
il nastro che cingeva la corona
di fiorni inviata dall'azienda.
Poi, rivolgendosi ai dirigenti
che entravano in chiesa
(tra loro anche l'amministratore
delegato, Harald Espenhahn)
ha gridato:
«Avete le mani sporche di sangue».

«SERVE UN SUSSULTO» -
Assieme al cardinale Poletto,
sull'altare, c'erano altri sacerdoti,
tra cui il fondatore del gruppo Abele,
don Luigi Ciotti. Alla cerimonia hanno
assistito anche il sindaco
Sergio Chiamparino e i presidenti
della Regione e della Provincia,
Mercedes Bresso e Antonio Saitta.
Regione e Provincia hanno tra
l'altro annunciato martedì la
propria intenzione di costituirsi
parte civile se la Procura
deciderà di avviare un procedimento
e il rogo alla Thyssen dovesse finire
in un aula di tribunale.
La notizia
della sesta vittima non è passata
inosservata durante la celebrazione.
«Mi auguravo di avere chiuso
questa vicenda con le esequie
nella Cattedrale - ha detto il
cardinale Poletto
, riferendosi ai
funerali delle prime
quattro vittime, tenutisi
la scorsa settimana
-.
La solidarietà della città è grande,
anche l'azienda si è unita.
Ma non basta. Serve un sussulto.
Quella della sicurezza sul lavoro
è un'emergenza nazionale».

STRAGE INFINITA - Le parole
del cardinale Poletto sono
di estrema attualità. E' una strage
che sembra non avere mai fine,
quella causata dalle
cosiddette «morti bianche», che ancora

nella giornata di martedì
aveva fatto registrare altri
cinque caduti sul lavoro
(un
operaio dell'Arsenale di Jesolo,
un manovale di una ditta che si
occupa di impianti fognari, un addetto
al reparto stampaggio della Fiat di Melfi,
un carpentiere bresciano precipitato
da un'impalcatura in un cantiere,
il dipendente di una fornace ad
Alessandria), oltre a diversi feriti
gravi in una decina di episodi in
diverse zone d'Italia.

MANIFESTAZIONE A ROMA - Per protestare
contro lo stillicidio di decessi e per
testimoniare solidarietà alle vittime,
martedì sera si è svolta a Roma una
manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil,
con l'obiettivo di sensibilizzare sulla
necessità di maggiore sicurezza sul lavoro.
Il Colosseo è stato illuminato per l'occasione.
All'iniziativa hanno partecipato anche il
sindaco di Roma, Walter Veltroni, e i
tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil,
Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e
Luigi Angeletti. Ai piedi del Colosseo,
dalla parte che guarda verso l'Arco di
Costantino, è stato esposto uno
striscione con la scritta «Mai più».
 

tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/07_
dicembre_19/thyssenkrupp_
sesto_operaio_morto_
1d49a86a-ae0e-11dc-
8dc1-0003ba99c53b.shtml


Il lavoro continua a uccidere
in Italia. Dopo la strage nell'
acciaieria della ThyssenKrupp,
altri cinque operai sono morti
oggi nel giro di poche ore.
Uno schiacciato tra due carrelli
in una fornace dell'Alessandrino,
un altro travolto dalla caduta
di travi di legno all'Arsenale
veneziano. La terza vittima è
un giovane di 22 anni colpito
da un tubo a Cecchina (Roma).
Il quarto operaio nello
stabilimento Fiat di Melfi, il quinto
a Vignola, in provincia di Modena:
è un carpentiere che stava
costruendo un solaio.

NELL'ALESSANDRINO -
Il primo incidente mortale è
avvenuto in una fornace di Valenza,
in provincia di Alessandria.
La vittima è un operaio di
53 anni, Franco Raselli
, che
abitava nella stessa città.
L'uomo è rimasto schiacciato
tra due carrelli di trasporto del
materiale. La linea di produzione
della fornace, la San Marco Terreal
Italia, è stata sequestrata dal
procuratore di Alessandria
Michele Di Lecce. Nella fornace
stanno indagando i carabinieri
e i Servizi di prevenzione
ambienti di lavoro
(Spresal) dell'Asl.

A VENEZIA- Altra vittima all'
Arsenale di Venezia.
Un operaio di 55 anni,
Maurizio Michielon, di Jesolo
,
è stato travolto da alcune
travi in legno che erano
state accatastate in vista
della messa in opera, ed è
morto all'istante. L'operaio era
dipendente della Iccem
(società veneziana di costruzioni)
chiamata al recupero e restauro
di una serie di capannoni
della parte civile dell'Arsenale,
concessi al consorzio di
ricerca e servizi Thetis.

VICINO ROMA -
Non c'è stato nulla da fare
anche per un operaio di 22 anni,
morto nell' ospedale di Albano
Laziale a causa delle gravi ferite
subite in seguito a un incidente
sul lavoro, avvenuto a Cecchina,
vicino a Roma. L'operaio era
dipendente di una ditta in appalto,
incaricata della realizzazione di
un impianto fognario. Per cause
da accertare, durante le fasi di
scarico di grossi tubi, uno di
questi ha colpito il giovane,
ferendolo gravemente.
Trasportato in ospedale,
l'operaio è morto poco dopo
il ricovero. Sull'incidente
indagano i carabinieri della
compagnia di Castel Gandolfo
e gli ispettori del lavoro.

A MELFI -
Altra vittima nello stabilimento
di Melfi (Potenza) della Fiat

dove un operaio è morto per le
ferite e le lesioni subite in un
incidente. L'operaio è dipendente
di una ditta esterna, con sede in
Campania: stava pulendo un
macchinario dai residui della
produzione, nel reparto stampaggio,
quando è stato investito o è
rimasto schiacciato nella stessa
apparecchiatura. L'operaio è
stato soccorso e trasportato in
ospedale, ma è morto poco
dopo il ricovero.

A VIGNOLA -
Infine un carpentiere di 37 anni,
originario di Brescia
, è morto nel
primo pomeriggio mentre lavorava
alla costruzione di un solaio del
nuovo centro polifunzionale in
costruzione di Vignola, nel
modenese, sito in via Di Mezzo.
L'uomo, mentre stava posizionando
delle asse o delle putrelle con
l'ausilio di una gru, si è accorto
che una di queste era messa
male: si è quindi spostato per
rimuoverla, sganciandosi anche
dalla sua posizione di sicurezza:
in seguito alla caduta dell'asse,
avrebbe perso l'equilibrio,
schiantandosi a terra da una
altezza di cinque metri.
L'operaio è morto sul colpo.
 
tratto da: 
http://www.corriere.it/cronache
/07_dicembre_18/morti_
bianche_0254af62-ad7a-
11dc-af1c-0003ba99c53b.shtml

17 dicembre 2007

Pensiero per gli operai della TyssenKrupp di Torino


Un’ impianto che doveva chiudere.
Un’ impianto che doveva smobilitare.

La Globalizzazione.

L’ incuria e l’insicurezza.

Il sudore.La fatica.
E ancora il sudore.

Macchinari obsoleti.
Ambienti di lavoro. Insicuri.

Un figlio che sta arrivando e
3,3 miliardi di utile.

Una ragazza che ti ama e
una crescita del 27%.

Tecnologia di avanguardia.
190 mila addetti in 70 paesi del mondo.

La preghiera in Chiesa.
La preghiera a casa.

Siamo nel 2007
e si muore per lavorare.

Occhi lontani della famiglie dei lavoratori
Come nei film di Ken Loach, forse
O come quello di Gianni Amelio

Ambienti bui per lavorare.
L’ impresa.
Torino.
Ancora sudore e ancora lacrime.

L' Impresa e la
Globalizzazione.

La Civiltà e la
Globalizzazione.

Il Mercato e la
Globalizzazione.

La Democrazia e la
Globalizzazione.


Torino, Cina.


LO STONATO




la prima vignetta è tratta da:
http://satirix.splinder.com/media/11867893

12 dicembre 2007

INCIDENTI SUL LAVORO: Marco Vitale, Amministratore di Imprese, scrive sul "Il Sole 24 ore" della Strage alla ThyssenKrupp

Marco Vitale, Amministratore di Imprese, scrive sul "Il Sole 24 ore" della Strage alla ThyssenKrupp

Da oggi sento l'esigenza di lasciare questo articolo a lutto.
Perchè poteva esserci mio padre lì dentro, in quella fabbrica.
Le foto a colori servono per illustrare meglio i post.
So che tutti i miei visitatori, persone attente e sensibili,
da qualunque parte schierate politicamente, sapranno capire questo mio gesto.

LO STONATO

La strage dell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino è di quelle che colpiscono profondamente. Vedere questi giovani uomini (il più maturo aveva 43 anni), onesti e bravi lavoratori, con tanti figli piccoli, morire così sul lavoro, mentre altri tre colleghi, al momento in cui scrivo, sono ancora in pericolo di vita. Vedere queste famiglie sconvolte è cosa che stringe il cuore. Le reazioni, oltre alla partecipazione al dolore, sono state per lo più, tipicamente italiane: demagogiche, roboanti, fondamentalmente inutili.


Tra i giornali che leggo, solo Luciano Gallino ha impostato una riflessione seria (si veda La Repubblica 7 dicembre) alla quale vorrei collegarmi.
Gallino ricorda che lavorare in acciaieria è sempre pericoloso e costa una immensa fatica. 

Ma questo non deve valere come alibi, bensì solo per enfatizzare che, proprio per questo, la responsabilità dell'impresa, dei dirigenti e degli amministratori è ancora più alta: «Ogni minimo guasto può costare una mutilazione o la vita».

Ciò resta vero anche se le nuove tecnologie e la più avanzata organizzazione del lavoro hanno trasformato profondamente, in meglio, anche il lavoro in acciaieria e in fonderia. Un'altra cosa da dire è che, da alcuni anni, le acciaierie godono di profitti altissimi, spesso strepitosi e le loro prospettive restano straordinariamente buone. Il che rende ancora più colpevole chi non investe in modo più che adeguato in sicurezza e manutenzione preventiva.

Non siamo certamente in grado di giudicare le cause precise della tragica strage di Torino e quindi non possiamo e non vogliamo lanciare accuse a vanvera ma sviluppare una riflessione di carattere generale.

Scrive Gallino: «Quello che si intravede nello sfondo di questo incidente è una cultura di impresa che nella sua lista di priorità colloca la produzione, il fatturato, i bilanci, la competitività molto in alto, mentre ripone molto in basso il destino delle persone le quali alla produzione, al fatturato e al bilancio aziendale materialmente provvedono…. Ma a questo punto sarà pur lecito chiedersi che cosa ci stanno a fare i manager pagati milioni di euro l'anno, le legioni di laureati in economia aziendale che sanno tutto su come si genera un corposo flusso di cassa, le falangi di tecnici che inventano prodotti e apparati produttivi aggiornati quasi di giorno in giorno, gli autori di infiniti saggi scientifici che spiegano come ottimizzare la redditività del capitale, i soliti inviti ad affrontare la sfida della competitività. Che cosa ci stanno a fare tutti costoro, voglio dire, se alla fin dei conti non riescono a elaborare e a mettere in pratica una cultura di impresa che sappia combinare buoni fatturati e solidi bilanci con una organizzazione del lavoro e della produzione che non rechi con sé ogni giorno, quale fosse un fenomeno di natura, una scia smisurata di lutti e sofferenze».

Questo è il punto e la domanda centrale.

Se prescindiamo dalle piccolissime imprese edili dove la sicurezza non esiste per definizione, nelle aziende strutturate, come la ThyssenKrupp, il nemico non è l'avido padrone (che non si sa chi e dove sia) che gioca la sicurezza contro i profitti, ma la mancanza di una cultura manageriale adeguata che metta al giusto posto questa problematica con le dovute responsabilità.

E da dove dovrebbe venire questa consapevolezza se non la insegniamo? Alzi la mano chi ha sentito una lezione universitaria o in una qualsiasi scuola di management dove si dica che la sicurezza sul lavoro dei collaboratori è parte integrante di ogni buona direzione e di ogni corretta strategia; è l'altra faccia di una corretta politica della qualità, e che non esiste buon management senza attenzione alla motivazione e coinvolgimento dei collaboratori e quindi anche e in primo luogo alla loro sicurezza. Esistono solo, per lo più mediocri, scuole tecnico-professionali dove di sicurezza si parla in termini applicativi delle norme.

Io, come tutti, sono in questo campo un autodidatta. Ogni volta che ho potuto esercitare qualche influenza, però, come amministratore di imprese, ho chiesto che la sicurezza e le statistiche degli infortuni venissero esaminate dal consiglio di amministrazione con la stessa frequenza e attenzione con cui si esaminano i conti economici. Ed ho preteso che ci sia sempre un vero responsabile della sicurezza, come vertice di un sistema articolato di responsabilità diffusa, che venga periodicamente a riferire in consiglio come vanno le cose, facendo confronti con il passato e con imprese comparabili e sviluppando programmi e progetti per migliorare continuamente la situazione e che sia, come tutti, giudicato dai risultati, cioè dall'andamento degli indici degli infortuni.
 
È la qualità ed il senso di responsabilità del management e degli amministratori che bisogna sviluppare. Ma dopo le imprese, o meglio dopo i loro dirigenti e amministratori, al secondo posto, nella scala delle responsabilità, viene il sindacato.

Sarò stato certamente sfortunato ma, in quarant'anni di attività nelle imprese, non mi è mai capitato che il sindacato prendesse la leadership nel pretendere in via preventiva programmi appropriati di sicurezza. L'ho sempre visto giocare di rimessa, a incidente avvenuto.

Invece il sindacato su questi temi deve vigilare, progettare e premere per dare la sveglia ad amministratori e manager inerti e neghittosi, per pretendere non solo l'osservanza delle leggi, cosa che tende a diventare un adempimento burocratico, ma che il tema della sicurezza rientri tra gli obiettivi dichiarati prioritari dall'impresa, insieme alla qualità. Ma il sindacato è ormai un partito, più interessato a funzionare come canale di selezione della classe politica che alla buona salute dei lavoratori. Per questo su questi temi è difficile incrociarlo.
Al terzo posto, infine, nella scala delle responsabilità, ci potranno essere i controlli insufficienti. Ed al quarto, forse, il legislatore con una legislazione che magari deve anche essere rafforzata e migliorata. Ma la battaglia si vince e si perde sui primi due fronti: maggiore senso di responsabilità di amministratori e manager per sviluppare nell'azienda una cultura della sicurezza e maggiore e più tempestiva attenzione da parte del sindacato.

Marco Vitale

7 dicembre 2007

LAVORARE DA MORIRE. Strage alla ThyssenKrupp, fabbrica di Corso Regina a Torino Immagini tratte da www.lastampa.it

LAVORARE DA MORIRE.



Strage alla ThyssenKrupp, fabbrica di Corso Regina a Torino
Immagini tratte da www.lastampa.it

3 dicembre 2007

Un pubblico dibattito sulla strage di Bologna; di Raffaele Morani - segretario PRC di Faenza - 30/11/2007

Un pubblico dibattito sulla strage di Bologna: giustizia per le vittime, no alle verità di comodo.
di Raffaele Morani - segretario PRC di Faenza - 30/11/2007

tratto da: 
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=15286
Fonte: noreporter.org 



A Faenza Rifondazione Comunista ha tenuto un pubblico dibattito sulla strage di Bologna sostenendo le ragioni di Luigi Ciavardini (nella foto) e dei suoi coimputati.



“La verità, la verità è come il vento…lo puoi rallentare ma non lo puoi fermare! Mi aspetto che sia così anche per la strage di Bologna, oltre che per gli altri misteri italiani” così ho dichiarato ai presenti a conclusione della serata.

Io, Raffaele Morani, segretario faentino del PRC, parafrasando volutamente un noto testo della destra radicale, ho così voluto spiegare a chi me lo chiedeva, cosa mi aspetto dopo la serata di presentazione del libro di Andrea Colombo “Storia nera, Bologna la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”, tenutasi a Faenza (Ra) il 19 novembre con la partecipazione dell’autore stesso e del senatore del PRC Martino Albonetti.

L'iniziativa, da me fortemente voluta anche a seguito dei tantissimi interventi contrari al libro all’interno del mio partito, era organizzata dal circolo faentino del Partito della Rifondazione Comunista, e ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico interessato a conoscere la verità su Bologna come su altri misteri della nostra storia.

Per la prima volta in assoluto, un partito di estrema sinistra ha presentato un libro di un autore chiaramente di sinistra, la cui tesi di fondo è che le sentenze del tribunale che hanno portato alla condanna definitiva di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini non stanno in piedi e i colpevoli vanno cercati altrove.
 Andrea Colombo

La presentazione del libro ha suscitato a sinistra forti polemiche, alcune legittime critiche politiche e anche insulti personali nei confronti del segretario faentino del PRC, ma si è svolta in modo civile, con la partecipazione di un pubblico prevalentemente di sinistra, con l’eccezione di alcuni esponenti di AN e Fiamma Tricolore, presenti a titolo personale e che ho ringraziato per la partecipazione. 

Introducendo la serata e rispondendo alle
critiche e agli insulti ricevuti ho iniziato affermando che “una sinistra che non avesse a cuore la giustizia per tutti, anche per gli avversari, avrebbe poca ragione di esistere. 

Non dimentichiamo inoltre che Mambro e Fioravanti sono in semilibertà, ma Luigi Ciavardini ha iniziato a scontare la sua pena adesso, e sono 30 anni di carcere da fare, per un reato di cui probabilmente è innocente”.

La parola è poi passata al sen. Martino Albonetti, che apprezzando il libro ha riconosciuto come sia giusto e lecito indagare sui misteri italiani, il limite è che “come dice il sottotitolo, si tratta pur sempre della verità secondo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. 

La loro probabile innocenza sulla strage di Bologna non mette affatto in discussione la verità storica sulla matrice neofascista delle stragi degli anni ’70. Bisogna anche riconoscere, come fa Colombo nel libro, che la violenza politica non era solo di destra, ma c’era
anche a sinistra. A sinistra non si deve comunque mai avere paura di discutere del passato.”

E’ poi intervenuto l’autore del libro Andrea Colombo, ex militante di Potere Operaio, già editorialista de Il Manifesto, ora di Liberazione nonché portavoce di Rifondazione Comunista al Senato, che ha illustrato su cosa si basa la sentenza per la strage di Bologna concludendo come sia un processo con un solo testimone inattendibile (Sparti), 

un cumulo di indizi labili o inesistenti, “come la famosa telefonata che incastrerebbe Ciavardini e di cui non esistono prove certe che sia stata fatta, la sconcertante chiamata in correità per sentito dire di Angelo Izzo, mallevadore di pentiti e trattato con molti riguardi dalla magistratura, più intenta a trovare puntelli al suo traballante teorema di colpevolezza piuttosto che a cercare veri riscontri nelle sue dichiarazioni.”
  
Sentenze di condanna di colpevoli di comodo (Mambro, Fioravanti e Ciavardini), magari per affossare le tante piste alternative illustrate da Colombo: il probabile avvertimento di Gheddafi, il bis di Ustica, l’incidente di percorso degli uomini del terrorista internazionale Carlos che forse stavano solo facendo transitare l’esplosivo.

Sentenze debolissime in quanto a prove, fatti, riscontri, moventi e mandanti ma difese a spada tratta da molti ambienti come ad esempio la magistratura bolognese, l’Associazione Familiari delle Vittime, sebbene molti magistrati, anche di sinistra, in privato riconoscano le incongruenze e le debolezze delle sentenze di condanna.

L’analisi di Colombo si è poi spostata sul rapporto tra violenza e politica, ricordando come il nesso fosse allora inscindibile, a destra come a sinistra, “dobbiamo riconoscerlo, se non si ammette che la violenza è stata parte integrante anche di noi, potremmo ripetere quegli errori. Uno dei motivi, per spiegare la violenza degli anni ‘70 probabilmente è da ricercare nel fatto che la guerra di Liberazione, la Resistenza fu anche guerra civile, questo nodo va affrontato”.

Tornando all’argomento principale della sua ricerca, Andrea Colombo ha descritto l’ambiente della destra radicale della Roma anni ’70, la genesi dei Nar, “nati in rottura e contrapposizione con il MSI e i gruppi extraparlamentari Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, collusi coi servizi segreti deviati e partecipi della strategia della tensione”.



La parola è poi passata al pubblico, e qui la prima sorpresa: ai prevedibili apprezzamenti dei militanti di destra presenti si sono aggiunti anche quelli di molti dei militanti di sinistra intervenuti. Giudicando positivo lo spirito dell’iniziativa, qualcuno ha anche detto “cerchiamo la verità sul G8 di Genova, perché non chiederla anche per la strage di Bologna, oltre che per le altre stragi”. 





Non sono mancati i toni polemici, rimasti però sempre sul piano della correttezza e civiltà, quando il capogruppo del PRC al consiglio comunale faentino è intervenuto per ribadire con forza le sue perplessità sulla giustezza dell’iniziativa, oltre che il suo rifiuto dell’equiparazione tra vittime di destra e di sinistra, per non parlare poi della definizione della guerra di Liberazione come guerra civile.

A queste critiche ho risposto semplicemente che già Luigi Cipriani, deputato di DP nel 1990 dichiarava che dalla lapide 

alla stazione di Bologna bisognava togliere le parole “strage fascista” perché “fa parte del depistaggio operato sulla strage di Bologna…..che ha molto più a che fare con Ustica e i rapporti tra Italia, Francia, Stati Uniti, i servizi occidentali e le strutture segrete. Su quella lapide bisogna scrivere “Strage di Stato”. Riguardo poi al giudizio sulla Resistenza, il mio giudizio è chiaramente positivo, ma fu anche una guerra civile, il mio è un giudizio su un fatto storico irripetibile, altri ne hanno un giudizio diverso, che male c’è? 

Sulle vittime degli anni ’70, pensiamo ad es. al compagno Valerio Verbano, ammazzato dai Nar a 18 anni e al giovane di destra Mario Zicchieri, ucciso a fucilate a 16 anni, le loro idee non erano uguali, ma il dolore delle loro madri è uguale, la dignità che hanno mostrato nell’affrontare quelle tragedie personali è uguale, la voglia di giustizia per quei delitti come per tutti gli altri misteri italiani è uguale, ed è quello che conta per me.”
  
(Mario Zicchieri e la madre, da poco scomparsa)

La serata si è così conclusa , direi che l’auspicio conclusivo di molti dei presenti si può riassumere in poche parole: “giustizia per le vittime, verità per le stragi, no ai teoremi o alle verità di comodo”.

Raffaele Morani, segretario PRC di Faenza




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